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A proposito di SCF

SCF gestisce i diritti per conto dei produttori fonografici che ad essa hanno conferito mandato diretto e delle associazioni di categoria degli altri produttori (anch’esse mandanti di SCF).
Ad oggi SCF rappresenta la quasi totalità del mercato discografico nazionale.
SCF incassa i diritti anche per conto degli artisti interpreti ed esecutori, attraverso un accordo con l’Istituto Mutualistico degli artisti interpreti esecutori (IMAIE).

 

Consulta l'elenco di tutti i produttori iscritti a SCF:

In tutti i Paesi dell’U.E. (in GB dal 1934) esistono società di gestione collettiva dei diritti dei produttori fonografici e degli artisti interpreti che si affiancano alle società degli autori; tale distinzione è percepita ed accettata da parte degli utilizzatori.

La licenza rilasciata da SCF ti offre la possibilità di diffondere in pubblico musica registrata, come previsto dalla Legge sul Diritto d’Autore (LDA 633/41 artt. 73 e 73bis), qualunque sia il mezzo utilizzato: radio, CD, cassette, playlist caricate su computer, server o database, Radio In Store o ritrasmissioni radiofoniche, oppure sistemi appositamente installati.

No, SCF è un consorzio di società private, che sono titolari di diritti privati, riconosciuti dalla legge.

Non solo. Il ruolo istituzionale di SCF quale soggetto preposto alla raccolta dei diritti discografici è stato ampiamente riconosciuto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nonché da numerose sentenze in sede civile e penale. La legittimità delle richieste di SCF, è stata inoltre riconfermata dal Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d’Autore - organo di vigilanza presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. 

Web radio: W.R.A., RADUNI (Web Radio Universitarie)
 

Pubblici esercizi ed esercizi commerciali: Confcommercio, Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Confesercenti, FIEPET, CNA, Confartigianato, Casartigiani, Confcooperative, Conflavoro, Federmoda, Federdistribuzione, Federfarma, AIRES, AICAST, Sistema Commercio, ANEC, ANEM, ASCOB, ANIB, Federbingo.
 

Intrattenimento: Fipe - Silb e Assointrattenimento.
 

Imprese turisticho-ricettive: Federalberghi, AICA - Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Rescasa, Agriturist, Turismo Verde, AICAST, Sistema Commercio, Conflavoro, ISVRA, Assocamping.
 

Parchi divertimento e spettacoli viaggianti: ANESV, Confcommercio, Ente Nazionale Circhi.
 

Palestre e centri fitness: Confcommercio.
 

Moda e sfilate: Camera Nazionale della Moda Italiana.
 

No profit e terzo settore: CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ARCI, UNPLI, AICS, ASC, US ACLI, UISP, MSP Italia, FIDS e ANCESCAO.

Sì, perché  la legge non fa distinzione relativamente al mezzo impiegato: anche se l’utilizzo avviene tramite radio e/o tv, si tratta comunque di una forma di pubblica diffusione di registrazioni musicali.

Tale principio è stato ampiamente riconfermato anche dalla giurisprudenza e dal Comitato Consultivo Permanente sul Diritto d'Autore, organo di vigilanza presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nello specifico il Tribunale di Milano in una sentenza di condanna nei confronti del titolare di un pubblico esercizio (sent. 2289/2010), non solo ha riconfermato la legittimità delle richieste di SCF, ma ha anche  ribadito che il pagamento del compenso per i diritti discografici è dovuto anche nel caso in cui venga utilizzata una radio e/o una tv.

Si! A norma dell’art. 73 L.d.A. i produttori di fonogrammi hanno diritto ad un compenso ogni qual volta vi sia una pubblica diffusione del proprio repertorio e tale è da considerarsi anche quella effettuata in circoli o ASD, anche dove l’accesso ai locali sia limitato ai soli soci.

Inoltre, indipendentemente dalla veste formale assunta per statuto, lo scopo di lucro è ravvisabile ogni qual volta venga svolta un’attività di impresa avente come finalità ultima l’erogazione a pagamento di servizi collegati all’attività motoria e al benessere della persona.

 

I vantaggi per chi aderisce

Sì, ma solo ed esclusivamente se esse sono finalizzate alla pubblica diffusione, secondo la definizione di “copia tecnica”.

Non è invece possibile realizzare copie di registrazioni originali che abbiano qualunque altro scopo.

No, il diritto di riproduzione permette di fare copie che possono essere utilizzate solo per la pubblica diffusione.

Una volta esaurito il loro scopo, esse devono essere necessariamente distrutte.

Quando gli uffici di SCF rilevano utilizzatori di musica registrata che non hanno ancora provveduto a pagare i compensi dovuti, invitano normalmente a provvedere al saldo e, in caso di rifiuto, si riservano di agire in giudizio.

 

Nel caso di un controllo da parte degli organi competenti, se viene accertata l’illecita diffusione di musica,  possono essere applicate sanzioni amministrative o  penali.

Perché la diffusione che avviene all’interno di un pubblico esercizio è intesa come un riutilizzo effettuato dall’esercente del singolo punto vendita nell’ambito della sua attività commerciale.

No, si tratta di copie che possono essere utilizzate solo ai fini della pubblica diffusione.

Qualora non servano più a tale scopo, esse devono essere necessariamente distrutte.

Sì, a meno che non si tratti di musica eseguita dal vivo.
Sono ormai decine di migliaia le licenze rilasciate a esercizi commerciali dislocati su tutto il territorio italiano, e che effettuano le attività più diverse (supermercati, negozi di moda, alberghi, parrocchie, ecc.)

Contattando la propria associazione, anche per il tramite la sede territoriale più vicina.

Sì. SCF rilascia la licenza che ti offre la possibilità di diffondere in pubblico il repertorio musicale di tutte le case discografiche rappresentate dal consorzio, nel rispetto di quanto stabilito dalla Legge sul Diritto d’Autore (LDA 633/41 artt. 73 e 73bis) e dalle Direttive dell'Unione Europea.

A richiesta, la licenza può comprendere anche il diritto di riproduzione del supporto fonografico, o copia tecnica (LDA 633/41 art. 72 lett.a).

 

Ad oggi le imprese rappresentate da SCF, con l'ingresso di AFI tra i produttori iscritti, sono espressione della quasi totalità del repertorio discografico nazionale e internazionale pubblicato in Italia. 

Dipende dalle condizioni stabilite con il singolo service provider.

Il linea di massima sì, se tali file sono stati scaricati tramite provider in regola con la normativa sul diritto d'autore e sono stati legalmente acquistati. Non è invece possibile utilizzare file scaricati illegalmente o copiati senza detenere l'originale.

I CD riportano una dicitura che indica chiaramente che "tutti i diritti del proprietario dell'opera registrata sono riservati", e che "sono vietate la duplicazione, la locazione e l'utilizzazione delle registrazioni ai fini della pubblica diffusione".

Ciò significa che il CD acquistato è destinato al solo uso personale e privato: qualsiasi altro utilizzo deve essere autorizzato dal produttore della registrazione.

Se usi musica nel tuo locale, la tua associazione non ti ha fornito la risposta corretta.

Il riconoscimento di un compenso ad artisti e produttori discografici per l'utilizzo in pubblico di musica registrata  è, infatti,  fissato dalla legge sul diritto d'autore e ribadito da numerose sentenze (es. Sentenza di Corte di cassazione n. 27074/2007).
Ti ricordiamo, infatti, che è il singolo esercente a dover rispondere delle violazioni di legge da lui stesso compiute.
In ogni caso, se è vero che la tua associazione ha consigliato di non pagare, ti informiamo che altre associazioni, ampiamente rappresentative delle loro categorie, hanno sottoscritto con il consorzio delle convenzioni che prevedono agevolazioni per i propri associati.

Sì, nel caso di diffusione in pubblico di musica registrata. SIAE e SCF sono due istituzioni diverse, che gestiscono distinti diritti relativi a prodotti culturali differenti.

Siae gestisce e tutela i diritti relativi alla composizione musicale (musica e/o testo), sia nel caso venga eseguita dal vivo, sia nel caso venga riprodotta su disco. Tali diritti sono da corrispondere all'autore della composizione e all'editore del brano.

SCF, invece, gestisce e tutela i diritti relativi alla registrazione discografica  (cioè all'incisione su supporto dell'opera musicale). Tali diritti sono da corrispondere al produttore della registrazione e all'artista che ha prestato la propria interpretazione all'incisione.


La registrazione discografica non va mai confusa con la composizione musicale anche se entrambe sono protette dalla medesima legge sul diritto d’autore.