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Intervista a Enzo Mazza sui diritti connessi

Pubblichiamo un abstract dell’intervista rilasciata dal presidente di SCF Enzo Mazza a Ernesto Assante di Repubblica.it

Si chiamano “diritti connessi” e rappresentano nel nuovo mercato della musica circa il 10 per cento del fatturato di quella che un tempo chiamavamo industria discografica ma che oggi, sempre di più, deve i suoi introiti a cose diverse dai dischi.

E tra queste nuove fonti di guadagno ci sono appunto i “diritti connessi”, connessi all’uso delle registrazioni di cui le case discografiche e i musicisti sono proprietari. Non la musica, i diritti che attengono agli autori, ai compositori e agli autori di testi, vengono tutelati dalla Siae, ma i diritti che discendono dall’uso delle registrazioni musicali, in situazioni molto diverse da quelle abituali dell’ascolto di musica.

Un esempio: se si è proprietari di una palestra e si usa la musica per i corsi, bisogna pagare i diritti connessi. Ancora, se si è un negozio e si usa musica di sottofondo, bisogna pagare i diritti connessi. Ma anche se si è un museo e si organizza una mostra che ha per tema la musica, e la musica quindi viene fatta ascoltare tramite dischi o file per illustrarne la forma o la storia, bisogna pagare i diritti connessi.

A gestire questi diritti è la SCF, di cui è presidente Enzo Mazza.

Presidente, proviamo a spiegare a tutti cos’è SCF?

“É una società di servizi che autorizza l’uso della musica per l’intrattenimento, ti da accesso a basso costo a un catalogo immenso che non potresti ottenere, o che otterresti con estrema fatica se trattassi con ogni singola casa discografica, dovresti andare da ognuno e chiedere i diritti sull’utilizzo della musica. Invece con SCF una volta pagato il forfait fai quello che vuoi, puoi fare una serata in discoteca, o una mostra”.

Che differenza c’è con la SIAE?

Con la SIAE paghi gli autori, anche se fai degli spettacoli dal vivo, se suoni o canti. Con SCF paghi se usi musica registrata. Nel nostro caso ripartiamo i compensi al 50 per cento, paghiamo sia gli interpreti esecutori che i produttori”.

Che diritti acquisti, quindi, quando compri un cd o un file?

“Hai una licenza per utilizzare, ascoltare, riprodurre privatamente la musica su tutti i tuoi device, non puoi trasmetterlo in pubblico, al di fuori della cerchia familiare come è convenzionalmente e giuridicamente stabilito. Finché sei in famiglia non ti chiedo i soldi, ma se fai una festa paghi per l’utilizzazione della musica registrata. Esistono licenze apposite, ma è ovvio che la maggior parte del nostro lavoro è con supermercati, palestre, manifestazioni pubbliche in piazza”.

E per le realtà non commerciali, come scuole, musei, feste dei bambini? Non sarebbe giusto avere licenze gratuite per differenziare da quelle commerciali? 

“In realtà noi già differenziamo, abbiamo licenze di tutti i tipi, alcune estremamente economiche, quasi simboliche, per realtà diverse da quelle commerciali. Ma dobbiamo ribadire che il diritto connesso esiste e un compenso agli aventi diritto va dato”.

Ma sarebbe anche importante che i consumatori, la gente, chi ha già acquistato un cd o un download, non percepisse questa come un’ulteriore “tassa”, soprattutto per gli usi senza alcuno scopo di lucro...

Non è una tassa, è un giusto compenso e da parte nostra c’è tutta la necessaria flessibilità per fare in modo che ogni utilizzo sia valutato nella maniera giusta.

Anzi, faremo in modo che sia sempre più così”.

Fonte: Repubblica.it (Blog Media - Trek)