28 mag 2025 08:37 28 maggio 2025

CONNESSIONI: PAROLA AI PRODUTTORI - PDU Productions

Prosegue il ciclo di interviste ai produttori mandanti di SCF con PDU Productions: Massimiliano Pani, CEO, offre una riflessione profonda sui valori discografici (competenza, ascolto, tempo e fiducia nei talenti) in un mercato che corre veloce tra algoritmi, intelligenza artificiale e logiche industriali. Un’analisi che riafferma l’importanza del diritto connesso, della trasparenza nei database e di un approccio culturale prima che tecnologico alla musica del futuro.

Copertina rubrica CONNESSIONI, intervista al produttore PDU

1. Il ruolo del produttore musicale oggi

Qual è il ruolo del produttore discografico nel panorama attuale e come sta cambiando con l'evoluzione del settore?

Nel dopoguerra in Italia, la discografia nasce dai grandi editori che hanno cominciato a stampare anche i vinili e poi aperto la divisione discografica. Ricordi, Curci-Carosello, RiFi, Italdisc, Durium, Ariston, CGD, Sugar. Discografiche nate dal fiuto di grandi editori come Gramitto Ricci, Ladislao Sugar, Mintangian, Alfredo e Carlo Alberto Rossi, ecc… Tutti editori-discografici che sapevano capire e scegliere una buona canzone e valutare un vero artista da uno mediocre. Poi sono arrivate le major sul mercato. Oggi vedo meno competenza a livello artistico e più propensione aziendale alla “scommessa”. Invece di credere in un artista giovane e seguirlo per anni investendo soldi e tempo fino al momento in cui cresce artisticamente, matura ed è pronto a scrivere un successo, si getta nella mischia un talento promettente nella speranza che funzioni subito. Questo sistema spesso “brucia” i potenziali artisti sul nascere invece di crescerli. Basti pensare a Vasco, Zucchero ma anche Cocciante, Battiato e altri grandi artisti ancora,  che prima di arrivare al meritato successo hanno impiegato anni. Senza le discografiche alle spalle che hanno creduto in loro sopportando e investendo tempo e denaro per anni,  non avremmo oggi molti dei grandi della storia della musica italiana. Le competenze e la sensibilità aiutano nelle scelte artistiche come in quelle industriali. Il produttore musicale a mio parere deve essere sempre e comunque un musicista di formazione prestato all’industria. Faccio un po’ fatica a pensare al produttore musicale come anche a un manager per il live. Secondo me sono due lavori diversi e separati; anche se sono conscio che gli introiti della musica live per una produzione oggi non possano prescindere dalle serate.

In che modo le nuove tecnologie, come l'AI, stanno trasformando l'approccio alla produzione musicale?

Senza arrivare alla AI in campo musicale, ci sono già da tempo dei software che permettono al non musicista di produrre musica. Dei software correggono gli errori di armonia e tempo a chi è impreparato e altri intonano la voce ai cantanti che non hanno imparato a controllare l’intonazione e l’emissione della loro voce.

A mio parere la AI deve essere utilizzata non per sostituirsi al musicista ma come uno strumento per il musicista. Quando uscirono i primi campionatori ormai 30 anni fa, c’era chi pensava che avrebbero sostituito gli strumenti veri e gli strumentisti; invece il campionatore è diventato uno degli strumenti nelle mani del tastierista, del compositore e dell’arrangiatore. Anche la AI in campo musicale deve essere usata come uno strumento che suggerisce dei risultati sulla base di una precisa indicazione del musicista. Queste “proposte” risultanti dalla AI devono essere analizzate, selezionate e editate dal musicista. In pratica la AI deve diventare uno strumento nelle mani di un creativo che dispone di preparazione e cultura musicale, non deve sostituirsi a questo o sopperire alle mancanze di chi la utilizza.

2. L'importanza del diritto connesso

Che impatto hanno i diritti connessi nella tua attività e perché è importante la collaborazione con SCF?

A mio parere tutti i diritti oggi sono importanti per una azienda come PDU che si occupa di editoria, discografia e gestione del nome e immagine di un artista come MINA. Credo che le collecting dovrebbero unirsi per creare e riconoscere un unico database che faccia da riferimento per tutti. Dirò di più: anche le piattaforme e i DSP dovrebbero fare capo con le collecting a un unico database che riporti i dati completi delle singole opere, autori, editori, proprietari dei master, intepreti esecutori, ecc… Utilizzare una unica fonte eviterebbe gli errori e lo stato di disordine che regnano oggi tra i diversi database. Aumenterebbe la certezza della titolarità del diritto e i relativi incassi per gli aventi diritto.

SCF fa un ottimo lavoro sul collecting dei diritti connessi. Sto notando l’incremento di influenza di SCF sul mercato. Noi abbiamo un’ottima collaborazione con Carlo Tinuper che, oltre a essere molto competente nella sua materia, è sempre disponibile e reattivo quando interpellato.

Massimiliano Pani, CEO PDU
Massimiliano Pani, CEO PDU

 

3. Il futuro del diritto connesso

Che sfide vedi nel futuro di SCF?

In quali aree credi si debba rafforzare il recupero dei diritti connessi?

Con l’avvento del web nei navigatori tutti, è nata la convinzione che il diritto d’autore e la proprietà di un’opera intellettuale non siano da rispettare (e retribuire). Ancora oggi sul web e nei vari social tutti usano tutto senza rispetto per gli aventi diritto. Prima va combattuta la battaglia di riportare al centro della consapevolezza della gente (e delle piattaforme principali) che il diritto d’autore, il diritto dell’interprete esecutore e quello del proprietario del master, sono dei diritti reali (non opinabili come percepiti da anni).

Gli aventi diritto vanno retribuiti a titolo e non con logiche di “calderone” e quote di "retribuzione a forfait”. Solo le major e i grossi player beneficiano dei “forfait", gli indipendenti anche se hanno un disco di grande successo non vedono la corretta retribuzione da parte dei DSP e di YouTube.

Spero che SCF riesca a riportare il concetto di remunerazione verso chi ha veramente diritto in quel determinato periodo di tempo analizzato e non a chi rappresenta più titoli in assoluto sul mercato.

4. Sfide e opportunità del settore

Quali sono le principali sfide affrontate come produttore discografico e quali opportunità vedi nel futuro del mercato musicale?

Vedo grandi spostamenti di cataloghi editoriali e discografici che vengono venduti e comprati. Dopo questi ultimi dieci anni, difficili e burrascosi per chi fa dischi, la vera sfida è tornare a credere in artisti che scrivano canzoni di valore. In cantanti che abbiano voce e personalità artistica esuberanti. Investire sui veri talenti che possano creare musica che diventa “di catalogo" nel tempo. Gli indipendenti, ancora più delle majors, sicuramente hanno questo ruolo.

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